Il presidente degli Stati Uniti al summit sul nucleare
L’ansia nucleare di Obama ha un centro, è la bomba pachistana
Nel discorso al summit sul nucleare a Washington, che raccoglie i leader di quarantasette paesi, Obama ha osservato che "due decenni dopo la fine della Guerra Fredda, siamo di fronte a una crudele ironia della storia: il rischio di un confronto nucleare tra nazioni si è affievolito, ma il rischio di un attacco nucleare è aumentato. Così, quella odierna, è un'opportunità non solo per parlare, ma agire. Non semplicemente per prendere impegni, ma per far compiere progressi reali alla sicurezza dei nostri popoli".
6 AGO 20

Nel discorso al summit sul nucleare a Washington, che raccoglie i leader di quarantasette paesi, Obama ha osservato che "due decenni dopo la fine della Guerra Fredda, siamo di fronte a una crudele ironia della storia: il rischio di un confronto nucleare tra nazioni si è affievolito, ma il rischio di un attacco nucleare è aumentato. Così, quella odierna, è un'opportunità non solo per parlare, ma agire. Non semplicemente per prendere impegni, ma per far compiere progressi reali alla sicurezza dei nostri popoli. I gruppi terroristici come al Qaida hanno tentato di acquisire materiale per una bomba atomica, e se mai ci riuscissero, la userebbero sicuramente. Se lo facessero, sarebbe una catastrofe per il mondo, che causerebbe un'eccezionale perdita di vite umane e assesterebbe un colpo considerevole alla pace globale e alla stabilita. Tutto questo, in definitiva, richiede un nuovo approccio, che tutti noi mettiamo insieme la volontà - come nazioni, come alleati - per fare quello che questo momento della storia richiede".
Una decina di isolati presidiati dai servizi segreti fanno capire quanto l’Amministrazione Obama sia tesa per il summit sulla sicurezza nucleare che si chiude oggi al Washington Convention Center. Ieri mattina centinaia di giornalisti e rappresentanti delle 46 delegazioni hanno invaso la decima strada, superando controlli multistrato intervallati da macchie di manifestanti pro Tibet, pallido segno di tensione per il meeting fra Obama e il presidente cinese Hu Jintao. Al centro del colloquio la politica monetaria si è sovrapposta alle pressioni che l’America sta facendo perché la Cina sottoscriva le sanzioni al nucleare iraniano.
Il meeting è andato in scena per ultimo, dopo i colloqui del presidente con Malesia, Ucraina e Armenia. Il summit voluto da Obama per stringere nuovi accordi sul nucleare è più nelle assenze che nelle presenze. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha declinato e i paesi al centro delle preoccupazioni di Washington, Iran e Corea del nord, vengono processati in contumacia. Il dossier che emerge è quello sull’altalenante alleato pachistano. Domenica Obama ha incontrato il primo ministro, Reza Gilani, per dire all’alleato strategico che la riapertura dei rapporti commerciali nucleari con l’India non è una minaccia per Islamabad. Obama ha fatto un discorso parallelo al primo ministro indiano, Manmohan Singh, preoccupato dalla corsa nucleare del nemico storico.
Corsa che, spiega l’ex analista della Cia Bruce Riedel, è complicata dal fatto che “la minaccia alla sicurezza nucleare del Pakistan viene dal gruppo che lo stato non combatte, Laskhar-e-Taiba, gli attentatori di Mumbai”. Il gruppo condivide con l’esercito la zona di reclutamento, il Punjab: una vicinanza che ha reso le relazioni fra esercito e terroristi un “affare di famiglia”. Anche per questo lo scopo dei dialoghi di Obama non è fare dichiarazioni contro i nemici, ma mettere le cose in chiaro con gli amici.
Il meeting è andato in scena per ultimo, dopo i colloqui del presidente con Malesia, Ucraina e Armenia. Il summit voluto da Obama per stringere nuovi accordi sul nucleare è più nelle assenze che nelle presenze. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha declinato e i paesi al centro delle preoccupazioni di Washington, Iran e Corea del nord, vengono processati in contumacia. Il dossier che emerge è quello sull’altalenante alleato pachistano. Domenica Obama ha incontrato il primo ministro, Reza Gilani, per dire all’alleato strategico che la riapertura dei rapporti commerciali nucleari con l’India non è una minaccia per Islamabad. Obama ha fatto un discorso parallelo al primo ministro indiano, Manmohan Singh, preoccupato dalla corsa nucleare del nemico storico.
Corsa che, spiega l’ex analista della Cia Bruce Riedel, è complicata dal fatto che “la minaccia alla sicurezza nucleare del Pakistan viene dal gruppo che lo stato non combatte, Laskhar-e-Taiba, gli attentatori di Mumbai”. Il gruppo condivide con l’esercito la zona di reclutamento, il Punjab: una vicinanza che ha reso le relazioni fra esercito e terroristi un “affare di famiglia”. Anche per questo lo scopo dei dialoghi di Obama non è fare dichiarazioni contro i nemici, ma mettere le cose in chiaro con gli amici.